lunedì, 03 agosto 2009

Copertina_Il Canto delle Bambole
"Poesia. Non è da tutti ritornare alla pubblicazione dopo anni e sostenere la continuità qualitativa. L’inquietante copertina in qualche modo si riflette in questa poetica che fa della parola l’atto dell’essere — ‘Ma al di là di ogni parola c’è un | silenzio’ (La linea d’ombra, vv. 13-14). Qui sta l’idea del discorso di Crocetti: svelare l’oltre attraverso la scrittura, penetrarlo con metafore o senza. La musicalità: esemplare, e valga per tutte le liriche il Frammento (p. 45): certamente frammentazione del verso, con endecasillabi frazionati – es. ‘Sottile e calmo avanza | l’indicibile’ – le cui parti ‘a maiore’ trattengono il settenario; insieme alla tecnica, che diviene significante metrico, è la sostanza a rappresentare la poesia nella sua pienezza."   (Luciano Nanni)


"...le poesie di Crocetti, pur mantenendo quella realtà che non ci fa perdere il senso delle cose, hanno qualcosa di magico, qualcosa che ci costringe ad abbandonare la percezione e procedere con altri sensi, per esempio la fantasia, il silenzio delle cose, che non è fini in fondo percepibile, l'indicibile, infine, che dà a queste poesie la bellezza.
...che ci distacca dalla realtà e ci apre all'altro versante delle cose. C'è un Dio che regola tutto, che dona i suoi segreti, anche se non potete chiedermi di quale Dio si tratti..."
(Roberto Carifi)


Umberto Crocetti costruisce una silloge compatta e delicata, in cui compaiono fortemente echi di un immaginario sospeso tra illusione e intromissione fatidica del reale.

L’autore si contraddistingue per una scrittura incantata, come esplica nella prefazione Roberto Carifi, parlando di una poesia che “apre un istante incantato nel cuore”, compiendo un viaggio metafisico attraverso la memoria e il proprio quotidiano. “ (…) mi strapparono il cuore, | con ferocia e maestria, | vi piantarono un chiodo | e risero di gusto.”

Percorre con visioni spesso oniriche, intense e surreali, spaccati che descrivono e contrappongono la “delicatezza” del poeta con la furia acuta del mondo e la sua ineluttabile follia distruttrice.

Si tratta di una scrittura poetica intrisa di melanconia e religiosità, che segna evidentemente per l’autore un punto cardine del suo percorso esistenziale, un elemento che si fa insieme miraggio e concretezza, accoglimento e perdita: “mi volto, quasi a cercare la tua assenza, | vedo quel vento muovere le spighe, | spingo avanti il mio passo e dentro il petto | tintinna il suono | della tua cavigliera.”

Magia e fantasia si susseguono in un crescendo emotivo che delinea per il lettore quasi una dimensione narrativa per l’intera silloge, che si riesce a seguire come un racconto intimo e umanissimo in cui cogliere una ricerca dialettica avida di sentimento.

Con acuta predisposizione per l’immagine Umberto Crocetti scrive versi liberi all’insegna di una interiorità trasmessa sulla pagina da un silenzio “liberato”, un intimità raccolta e insieme conscia della sua rappresentazione nella costruzione poetica. (Elisa Davoglio)

 



Il canto delle bambole    (link per accedere direttamente alla Casa Editrice)


www.libreriauniversitaria.it/canto-bambole-crocetti-umberto-masso/libro/9788860391483

 

www.ibs.it/code/9788860391483/crocetti-umberto/canto-delle-bambole.html

 


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giovedì, 04 dicembre 2008
Palcoscenico3
I TEATRI ABBANDONATI

Nei teatri disabitati
dove si sente respirare il tempo,
sulla sedia in penombra la polvere
copre l'eco perduta dalle labbra
e il sipario si aggrappa alla parete
mentre resta il silenzio delle cose
su quel proscenio orfano di luce
riassorbita dal buio
di un riflettore spento.


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categoria:poesia, di luoghi
giovedì, 23 ottobre 2008
camicia_appesa_Francesco_Bruni

ERA UNO DI NOI
                                                     a Luciano G.

Non erano usignoli
a riempire di suoni quel mattino,
ma le parole asciutte
dell'uomo con la croce
mentre spargeva incenso sulla terra.

Era uno di noi
e aveva gli occhi azzurri
e il tatuaggio del fuoco sulla spalla.
Pende muta, dal muro,
la sua camicia bianca,
sulla sedia, tra i libri, una chitarra.

Era uno di noi
e aveva voce calma
e sapeva combattere e ballare.
Ora son ferme quelle labbra, un tempo
porte di un regno che non vide mai.

Tra sogni di vittoria
evaporò il destino,
affidando all'asfalto ogni respiro.
Anche i poeti, quel giorno, erano muti.
Aggrappate al silenzio piangevano
le mani.


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categoria:poesia, di amicizia
sabato, 18 ottobre 2008
Vieste

DALLA SCOGLIERA

E' un fiorire di labbra
questa nostra apparenza di parole,
quando sulla scogliera scende il braccio
più lungo della luna. Sopravvivo
a quest'incanto che l'iride non teme
e un vibrare di suoni, spumeggiando
regala ad ogni anfratto l'eco molle
della risacca e il turbine dell'onda.

In ogni minimo gesto c'è una traccia,
un affiorare lento d
i memoria.
Scompaio ad occhi chiusi, tra i rumori,
divento notte, pietra, acqua profonda
.



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categoria:di luoghi
mercoledì, 15 ottobre 2008
Teatro1
LA BUCA DEL SUGGERITORE

Tu vuoi le mie parole,

me le chiedi con dolcezza
sollevando le ciglia
quando il mio sguardo si dirige altrove,
ed io la sento la tua voce dentro,
gemere nella linfa dell'orecchio,
spalancare le tende
per far posto alla luce nella stanza.

Vivo accanto al tuo tempo
e scarto lentamente i miei silenzi,
ho labbra inutili, ormai, siedono ombre
su quello stesso palco dove il gesto
scatenava l'applauso dei passanti

ma se abbasso la fronte, dalla buca,
tenace e chiaro giunge il tuo sussurro.



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categoria:di amore, di solitudini
domenica, 12 ottobre 2008
Direzione
ADAGIO SOSTENUTO

E' più dura la fine
se dopo resta il silenzio delle cose,
come un barattolo vuoto, sopra un muro d'estate
a mezzogiorno, quando muore l'ombra.

Chi vive di parole, lo sai, non può
che celebrare i suoni,
ubriacarsi di note ed intermezzi
sul pentagramma di questa nostra vita,
attento a non cadere giù dal rigo
mentre, con la bacchetta,
un dio lontano dirige l'incompiuta.


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categoria:di solitudini
mercoledì, 08 ottobre 2008
Roccia3DALL'ALTO, TRA VUOTI

Non ho più metafore
nelle tasche della giacca,
ma parole denudate, secche,
come il grido sulle labbra
o come questo vento freddo del mattino.

Me ne resto seduto
sul bordo della roccia,
osservando il contrasto tra lo steccato
e il cielo. Me ne chiedo il senso,
divorato dal tempo e dal dirupo.

Tracce d'erba, tra i sassi,
amplificano il suono della vita
ed io rimango ancora, perduto,
tra i miei dubbi e il miracolo dell'alba.


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categoria:di solitudini, di luoghi
domenica, 05 ottobre 2008
Pulsano5
IL BORGOMASTRO

E' silenzio di pioggia
questo passo,
è l'ondeggiare lento del grappolo
sul filare dell'autunno.
Con sabbia e vento ho costruito
la mia statua,
ne ho atteso il gesto
inutilmente seduto sul gradino.

Dimenticatemi,
ai bordi delle mie inquietudini,
tra demoni da battere e giorni da
salvare, dietro il lato nascosto
delle cose.

Ne farò poesia
nelle sere più tristi
se sentirò sul ventre battere la
parola.

Chiudo le porte di questo amato borgo,
stringo le chiavi appese alla cintura.



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categoria:di solitudini
giovedì, 02 ottobre 2008
Per4
IL CERCHIO E L'INDIO

Dove finiscono gli altipiani
a picco sul fianco del mattino
ci sono cavalli dalle lunghe criniere,
con grigi zoccoli su cui è scolpito
un nome.

Li ho visti, dietro i rami
dell'ombù
girare in cerchio attorno ad una stele,
superbe schiene libere da selle,
c'era una pozza d'acqua
a sud del fiume.

Non si sentiva altro che il rumore
del passo sul sentiero già tracciato
e lo sguardo magnifico di un indio
e l'aspro odore della sua pelle bruna.


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categoria:di luoghi
domenica, 28 settembre 2008
carra_brocca_1947
LA BROCCA, L'OMBRA E L'ECLISSI

Recito mantra
e sbuccio caldarroste
cercando un nome a questa dissonanza
ed una via d'uscita
nel fondo della brocca
tra l'acqua e il mistero dell'argilla.

E lì ti vedo
al di là di ogni concetto,
oltre il limite scuro delle cose,
appoggiata di spalle alla tua ombra,
in quell'attimo in cui, in silenzio, il sole
compie di nuovo il rito dell'eclissi.


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categoria:di ombre